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Approfondimenti

28 Nov 2025 - Approfondimenti

“Save the Dinos”: quando un piccolo marchio entra in conflitto con un gigante di Hollywood

Il caso Zaccheo vs. Universal/Amblin

Nel giugno del 2018, mentre Jurassic World: Fallen Kingdom dominava il marketing globale, un conflitto inatteso ha iniziato a muoversi nelle aule giudiziarie americane. Frederick Zaccheo, fondatore della no-profit The Dinosaur Project, ha infatti intentato una causa presso il tribunale federale del Distretto Sud di New York contro Universal City Studios e Amblin Entertainment, accusando i produttori del film di violazione contrattuale e contraffazione di marchio.
Al centro della disputa: tre semplici parole, SAVE THE DINOS.

L’origine del marchio

Zaccheo è il titolare del marchio registrato SAVE THE DINOS, utilizzato per vendere abbigliamento il cui ricavato finanzia iniziative di tutela della fauna minacciata. La frase non è solo uno slogan: rappresenta il fulcro dell’identità commerciale e caritatevole del suo progetto.

L’accordo con Universal

Nell’estate del 2017, Universal contattò Zaccheo chiedendo il permesso di usare la frase nel materiale promozionale del nuovo capitolo della saga. L’autorizzazione fu concessa, ma con due condizioni fondamentali studiate per evitare sovrapposizioni di brand:

  • La frase SAVE THE DINOS doveva essere sempre utilizzata insieme al marchio del franchise Jurassic Park/Jurassic World, così da chiarire l’associazione con il film.
  • La frase non poteva essere impiegata per identificare cause caritatevoli o ambientaliste, né reali né fittizie.

Si trattava di clausole pensate specificatamente per proteggere l’identità della no-profit di Zaccheo e prevenire qualsiasi possibile confusione da parte del pubblico.

Le presunte violazioni

Secondo l’azione legale, Universal e Amblin avrebbero ignorato entrambi i limiti dell’accordo.

1. Merchandise senza il marchio Jurassic

La produzione avrebbe infatti messo in vendita capi d’abbigliamento con la sola scritta SAVE THE DINOS, senza alcun riferimento visivo o testuale al franchise, contrariamente a quanto stabilito. Per Zaccheo, si trattava della forma più immediata di violazione, in quanto il pubblico avrebbe potuto interpretare quel merchandising come direttamente collegato alla sua no-profit, The Dinosaur Project.

2. L’uso del marchio per una campagna pseudo-ambientalista

Parallelamente, il materiale virale del film presentava la Dinosaur Protection Group, un’organizzazione fittizia dedicata a salvare dinosauri in pericolo all’interno della narrativa cinematografica. Secondo Zaccheo, l’associazione tra il suo marchio e questa iniziativa di stampo no profit – esattamente ciò che il contratto proibiva – costituiva una violazione della seconda clausola.

Il problema della “confusione”: due direzioni, un unico rischio

Come nella maggior parte delle dispute sui marchi, l’elemento centrale è il rischio di confusione del pubblico. Nel caso di Zaccheo, la preoccupazione era duplice:

  • Confusione diretta: i consumatori avrebbero potuto credere che il merchandise SAVE THE DINOS venduto da Universal fosse collegato alla sua organizzazione reale, dato che non conteneva alcun ulteriore segno distintivo riconducibile al film.
  • Reverse confusion: al contrario, l’uso intensivo del marchio nell’ambito del Dinosaur Protection Group avrebbe potuto portare il pubblico a pensare che The Dinosaur Project fosse soltanto un’estensione della narrativa del film, oscurando l’esistenza e la missione reale della no-profit.

Entrambi gli scenari minacciavano la capacità del marchio di Zaccheo di identificare chiaramente la sua origine reale.

Zaccheo, alla luce delle presunte violazioni, chiese un risarcimento di diversimilioni di dollari, sostenendo che l’uso improprio della frase aveva compromesso la riconoscibilità del suo marchio, creando confusione nel pubblico e danneggiando potenzialmente la raccolta fondi per le specie in pericolo. Il caso sembra infine aver trovato una risoluzione con un accordo extragiudiziale proprio tra Zaccheo e Amblin / Universal.

La disputa avviata da Frederick Zaccheo non riguarda soltanto un presunto inadempimento contrattuale, ma solleva questioni più ampie: fino a che punto un marchio registrato può essere tutelato quando si confronta con campagne promozionali di portata mondiale? E come si può preservare l’integrità di un progetto reale quando la fiction crea organizzazioni, cause e messaggi che possono confondersi con quelli esistenti?

Indipendentemente dall’esito della vicenda, che ha visto le parti trovare un accordo economico per porvi fine, la controversia evidenzia l’importanza di accordi chiari e di un uso rigorosamente controllato dei marchi, soprattutto quando coinvolgono iniziative benefiche e identità consolidate. In un’epoca in cui brand, narrativa e marketing si intrecciano sempre più, la protezione della propria immagine diventa una sfida complessa anche per chi, come Zaccheo, nasce con finalità puramente filantropiche.

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