7 Lug 2026 - Approfondimenti
Il brevetto del VAR: la tecnologia che ha cambiato per sempre il calcio
Per decenni il calcio è stato considerato uno degli ultimi grandi sport a resistere all’ingresso della tecnologia nelle decisioni arbitrali. L’errore umano faceva parte del gioco: gol fantasma, fuorigioco millimetrici e rigori contestati alimentavano infinite discussioni tra tifosi e addetti ai lavori.
Oggi tutto questo è cambiato. Il Video Assistant Referee, universalmente conosciuto come VAR, rappresenta una delle più importanti innovazioni tecnologiche mai introdotte nel calcio professionistico. Ma dietro questo sistema non si nasconde un solo brevetto, bensì un articolato patrimonio di proprietà industriale costituito da decine di invenzioni, software e tecnologie sviluppate nel corso degli anni.
Le origini dell’idea
L’idea di assistere l’arbitro mediante immagini televisive nasce molto prima dell’introduzione ufficiale del VAR.
Già alla fine degli anni Novanta l’inventore spagnolo Francisco López Romera registrò un progetto denominato “Il calcio del XXI secolo”, nel quale immaginava un sistema di supporto arbitrale basato sulla revisione video delle azioni più controverse. Negli anni successivi egli sostenne che il VAR adottato dalla FIFA riprendesse le intuizioni contenute nella propria invenzione, avviando anche un contenzioso giudiziario. La vicenda, tuttavia, non ha mai portato al riconoscimento di un diritto esclusivo sul sistema oggi utilizzato nelle competizioni internazionali.
Il VAR, infatti, non coincide con una singola invenzione brevettata, ma costituisce un insieme di tecnologie differenti sviluppate da numerose aziende specializzate.
Hawk-Eye: il cuore tecnologico del sistema
Il principale protagonista di questa rivoluzione è Hawk-Eye, tecnologia nata originariamente per il cricket alla fine degli anni Novanta.
Il primo brevetto, depositato nel 1999, riguardava un sistema capace di ricostruire in tre dimensioni la traiettoria di una palla mediante l’elaborazione simultanea delle immagini provenienti da più telecamere. L’obiettivo iniziale era assistere gli arbitri del cricket nelle decisioni più controverse.
L’accuratezza del sistema era tale da renderlo rapidamente applicabile anche ad altri sport: tennis, rugby, pallavolo e infine calcio.
Nel tempo la tecnologia è stata costantemente migliorata attraverso numerosi brevetti relativi ai sistemi di visione artificiale, alla sincronizzazione delle telecamere, all’elaborazione delle immagini in tempo reale e agli algoritmi di tracking degli oggetti in movimento. Oggi Hawk-Eye, appartenente al gruppo Sony, rappresenta una delle piattaforme tecnologiche più utilizzate nei principali campionati calcistici mondiali.
Dalla Goal Line Technology al VAR
Prima ancora del VAR arrivò la Goal Line Technology.
L’episodio simbolo fu il celebre “gol fantasma” di Frank Lampard durante il Mondiale del 2010 contro la Germania, quando il pallone superò chiaramente la linea di porta senza che il gol venisse assegnato.
Quell’errore accelerò lo sviluppo delle tecnologie di supporto arbitrale.
La Goal Line Technology utilizzava già sofisticati sistemi di telecamere e algoritmi di ricostruzione tridimensionale per stabilire, nel giro di pochi decimi di secondo, se il pallone avesse completamente oltrepassato la linea di porta.
L’esperienza maturata con questa tecnologia costituì il punto di partenza per lo sviluppo del moderno VAR.
L’arrivo del VAR
Dopo anni di sperimentazioni, il primo utilizzo internazionale del VAR avvenne nel 2016 durante l’amichevole tra Italia e Francia disputata a Bari.
Successivamente il sistema fu testato in numerosi campionati prima della consacrazione definitiva ai Mondiali di Russia del 2018.
Da allora il VAR è diventato parte integrante delle principali competizioni calcistiche mondiali.
Come funziona
Il VAR non sostituisce l’arbitro, ma lo assiste.
Una squadra di ufficiali di gara opera all’interno di una sala video dotata di decine di monitor collegati alle telecamere presenti nello stadio.
Il sistema può intervenire soltanto in quattro situazioni:
- assegnazione o annullamento di un gol;
- concessione di un calcio di rigore;
- espulsioni dirette;
- errore di identificazione del calciatore sanzionato.
L’obiettivo dichiarato dagli organismi calcistici internazionali è quello di correggere esclusivamente gli errori “chiari ed evidenti”, limitando al massimo le interruzioni della partita.
La proprietà industriale dietro il VAR
Dal punto di vista giuridico, il VAR rappresenta un interessante esempio di innovazione cumulativa.
Non esiste un monopolio sull’idea dell’assistenza arbitrale tramite immagini video.
Sono invece tutelati attraverso brevetti i singoli elementi tecnologici che rendono possibile il funzionamento del sistema: algoritmi di visione artificiale, tecniche di elaborazione delle immagini, sistemi di sincronizzazione delle telecamere, ricostruzione tridimensionale delle traiettorie, sensori e infrastrutture di comunicazione.
Il valore economico non risiede quindi nell’idea in sé, ma nell’insieme delle soluzioni tecnologiche che consentono di realizzarla con elevati standard di precisione.
Le curiosità
Pochi sanno che il VAR utilizza contemporaneamente decine di flussi video ad alta definizione provenienti da telecamere posizionate in punti differenti dello stadio.
Nei casi di fuorigioco vengono elaborate in tempo reale sofisticate ricostruzioni tridimensionali delle posizioni dei calciatori.
Negli ultimi anni il sistema è stato ulteriormente evoluto grazie al fuorigioco semiautomatico, che combina telecamere ad altissima frequenza con sensori installati nel pallone e algoritmi di intelligenza artificiale, riducendo sensibilmente i tempi delle decisioni.
Una rivoluzione ancora in evoluzione
Come ogni innovazione destinata a incidere profondamente sulle abitudini, il VAR continua a dividere tifosi e addetti ai lavori.
Se da un lato ha aumentato sensibilmente l’accuratezza delle decisioni arbitrali, dall’altro ha modificato il modo di vivere il calcio, introducendo nuove dinamiche, tempi di attesa e inevitabili discussioni sull’interpretazione delle immagini.
Dal punto di vista della proprietà industriale, però, il VAR rappresenta un caso emblematico di come la tutela brevettuale possa favorire lo sviluppo di tecnologie capaci di trasformare interi settori economici.
Dietro ogni revisione arbitrale non c’è soltanto un arbitro davanti a uno schermo, ma decenni di ricerca, investimenti in innovazione e un complesso patrimonio di brevetti che continua ad evolversi insieme al calcio professionistico.