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Approfondimenti

23 Dic 2025 - Approfondimenti

Moto perpetuo: cos’è e perché affascina (ma non esiste)

Il termine moto perpetuo indica un regime di funzionamento di una macchina che possa muoversi indefinitamente senza apporti di energia esterni e, in alcune versioni, addirittura produrre più energia di quanta ne consuma. Nel pensiero classico questo concetto violerebbe i principi fondamentali della termodinamica: in particolare il principio di conservazione dell’energia (primo principio) e il principio dell’aumento dell’entropia (secondo principio). Un moto perpetuo “di prima specie” produrrebbe energia dal nulla; uno “di seconda specie” violerebbe il secondo principio della termodinamica. Funzionerebbe, in altre parole, in contraddizione con le leggi della fisica così come le conosciamo oggi.

Da idea filosofica a oggetto di brevetti (falliti)

Nonostante l’impossibilità fisica, molte proposte teoriche di moto perpetuo sono state depositate come domande di brevetto e, nella pratica, costellano gli archivi degli uffici brevetti. Per esempio, un noto tentativo è stato il motore magnetico Perendev, che proponeva di usare magneti permanenti per generare energia apparentemente infinita: la domanda di brevetto fu respinta dall’Ufficio Europeo dei Brevetti e successivamente abbandonata.

Requisiti di brevettabilità: cosa serve per brevettare

In linea generale, una invenzione è brevettabile solo se soddisfa tre requisiti fondamentali:

  1. Novità – l’oggetto non deve essere già noto nel “livello della tecnica”.
  2. Attività inventiva – deve essere non ovvia per un esperto del settore.
  3. Applicazione industriale – deve poter essere fabbricata o utilizzata in qualsiasi tipo di industria.

L’ultimo requisito è cruciale per il discorso sul moto perpetuo: l’invenzione deve essere tecnicamente realizzabile e deve comportare effetti pratici in campo industriale.

In Italia, e in generale in Europa, nel testo normativo non viene inserito esplicitamente il divieto di brevettare ciò che contraddice le leggi della fisica, ma questo divieto emerge dalla valutazione dell’applicazione industriale e dalla reale attuabilità del progetto.

Perché il moto perpetuo non è brevettabile

1. Contrasto con le leggi fisiche

L’elemento chiave che porta al rigetto è che un moto perpetuo — nelle accezioni che lo intendono come macchina che genera energia senza apporto esterno o con rendimento superiore al 100% — non può essere realizzato secondo le leggi accettate della fisica. Ciò significa che manca il requisito di attuazione tecnica e industriale credibile: una macchina che non può in linea di principio funzionare non può essere utilizzata industrialmente.

2. Inesistenza di un prototipo funzionante

Negli Stati Uniti, la legge richiede che un’invenzione sostanzialmente utile e operativa sia accompagnata da una descrizione con utilità credibile (incredible utility rule): se l’invenzione rivendica un effetto fisico impossibile, come energia in eccesso, la richiesta è considerata priva di utilità e quindi non brevettabile, a meno che non sia fornito un prototipo funzionante. Questo è quanto è avvenuto, ad esempio, nel caso Newman v. Quigg (877 F.2d 1575 (Fed. Cir. 1989)), rigettato proprio per la violazione dei principi termodinamici.

3. Rigetto per mancanza di requisiti tecnici

Anche negli uffici europei e italiani, molte domande di brevetto relative a dispositivi di moto perpetuo vengono respinte per mancanza di applicazione industriale o perché la descrizione non consente di far funzionare il dispositivo secondo quanto dichiarato. Il mero concetto o teoria, senza una dimostrazione tecnica credibile, non soddisfa i requisiti di brevettabilità.

Limiti e “strategie” pratiche dei depositanti

Alcuni richiedenti cercano di aggirare i divieti evitando di usare il termine “moto perpetuo” nel titolo o nella descrizione e presentando l’invenzione come un dispositivo di maggiore efficienza energetica o nuovo tipo di motore elettrico. Tuttavia, se l’ufficio brevetti riconosce che il cuore dell’invenzione è un concetto fisicamente impossibile, la domanda verrà comunque rigettata per mancanza di industrialità o di utilità.

Nonostante l’apparente “finestra” lasciata dalla mancanza di un divieto esplicito nelle norme, il principio sostanziale che governa la valutazione rimane quello della realizzabilità tecnica e dell’utilità pratica.

Conclusione: il brevetto del moto perpetuo è un’illusione giuridica

Da un punto di vista giuridico, quindi:

  • Cos’è il moto perpetuo? Un’idea di macchina che viola i principi fondamentali della termodinamica, ossia la conservazione dell’energia e la tendenza all’aumento dell’entropia.
  • È brevettabile? In teoria può essere depositata una domanda, ma in pratica essa sarà rigettata perché manca il requisito di applicazione industriale e perché non esiste una utilità credibile conforme alle leggi della fisica.
  • Limiti giuridici sostanziali: l’invenzione deve poter essere realizzata tecnicamente, utilizzata industrialmente e produrre effetti utili. Un moto perpetuo non soddisfa questi requisiti, perché non può funzionare nel mondo reale.

In sostanza, la brevettabilità di un moto perpetuo non è vietata dalla legge in termini formali, ma è negata nella pratica dagli esaminatori perché la macchina proposta non può soddisfare i criteri tecnici e industriali richiesti per la concessione di un brevetto.

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