6 Ott 2026 - Approfondimenti
Innovation Capabilities Navigator: un nuovo strumento per le politiche dell’innovazione basate sui dati
Capire dove nasce l’innovazione, quali competenze la rendono possibile e soprattutto quali siano le condizioni per svilupparla in futuro è una delle sfide più complesse per le politiche economiche e industriali. Non è sufficiente, infatti, sapere quanti brevetti vengono depositati, quante pubblicazioni scientifiche vengono prodotte o quanto un Paese esporti prodotti tecnologicamente avanzati. È necessario comprendere come questi elementi siano collegati tra loro e quali capacità un determinato ecosistema sia realmente in grado di esprimere.
È proprio da questa esigenza che nasce l’Innovation Capabilities Navigator (ICN), il nuovo strumento interattivo lanciato nel luglio 2026 dalla World Intellectual Property Organization (WIPO). La piattaforma consente di analizzare il profilo delle capacità di innovazione di 193 economie, mettendo in relazione quattro dimensioni fondamentali: scienza, tecnologia, imprenditorialità e produzione.
L’Innovation Capabilities Navigator rappresenta la naturale evoluzione operativa dell’Innovation Capabilities Outlook 2026, il primo rapporto WIPO dedicato a una mappatura sistematica delle capacità innovative a livello globale, sviluppato in collaborazione con l’Harvard Growth Lab. L’analisi prende in considerazione 2.508 capacità di innovazione e un arco temporale compreso tra il 2001 e il 2023.
Dalla quantità alla capacità di innovare
Il punto di partenza della metodologia WIPO è particolarmente interessante: l’innovazione non viene considerata come il risultato di singoli indicatori isolati, ma come il prodotto di un sistema di competenze che si rafforzano reciprocamente.
Per costruire questa fotografia vengono utilizzati dati provenienti da fonti differenti. La dimensione scientifica viene analizzata attraverso le pubblicazioni di ricerca; quella tecnologica attraverso i dati relativi alle famiglie brevettuali internazionali; l’imprenditorialità attraverso i marchi internazionali; la produzione attraverso i dati relativi alle esportazioni di prodotti manifatturieri.
Il risultato è una rappresentazione molto più articolata rispetto alla semplice misurazione del numero di brevetti o di pubblicazioni scientifiche.
Un Paese, ad esempio, può avere una ricerca scientifica particolarmente sviluppata ma incontrare difficoltà nel trasformare quella conoscenza in tecnologie brevettabili e successivamente in prodotti competitivi. Al contrario, un’economia può possedere una significativa capacità produttiva senza aver sviluppato competenze tecnologiche sufficienti per alimentare autonomamente l’innovazione.
È proprio l’interazione tra queste dimensioni a diventare, secondo la metodologia WIPO, un elemento decisivo per comprendere la reale capacità innovativa di un ecosistema.
Un navigatore, non una semplice classifica
La caratteristica più interessante dell’ICN è probabilmente contenuta nel suo stesso nome: Navigator.
Lo strumento non nasce infatti con l’obiettivo di produrre una nuova classifica dei Paesi più innovativi. Il suo scopo è piuttosto quello di aiutare a comprendere da dove parte un’economia e verso quali nuove capacità potrebbe ragionevolmente dirigersi.
La piattaforma permette di individuare le capacità già consolidate, quelle nelle quali un’economia presenta un vantaggio competitivo e, soprattutto, le possibili aree di sviluppo futuro. Il modello considera infatti anche la relazione tra le diverse competenze: le nuove capacità non emergono normalmente dal nulla, ma tendono a svilupparsi a partire da conoscenze, competenze e infrastrutture già presenti nell’ecosistema.
Da questo punto di vista, l’innovazione viene rappresentata come un percorso di diversificazione strategica.
Una determinata tecnologia può essere difficile da sviluppare per un Paese privo delle competenze necessarie, ma diventare molto più accessibile per un’economia che possiede già capacità scientifiche, industriali o tecnologiche affini. L’ICN prova quindi a individuare questi percorsi e a evidenziare il rapporto tra accessibilità, complessità e potenziale valore delle nuove capacità.
Il ruolo dei brevetti: un indicatore particolarmente significativo
In questo quadro, la proprietà industriale assume un ruolo tutt’altro che marginale.
I brevetti costituiscono infatti una delle quattro grandi fonti di dati utilizzate dal modello WIPO e rappresentano la dimensione tecnologica dell’innovazione. L’analisi considera le famiglie brevettuali internazionali e attribuisce le capacità tecnologiche alle economie sulla base degli indirizzi degli inventori.
Il dato più interessante è che, secondo l’Innovation Capabilities Outlook 2026, le capacità tecnologiche brevettuali risultano tra quelle più complesse e difficili da sviluppare. La WIPO evidenzia inoltre un fenomeno significativo: soltanto circa il 10% delle economie analizzate realizza il proprio potenziale brevettuale, considerando le altre capacità di innovazione di cui dispone.
Il dato suggerisce l’esistenza di un problema che riguarda non soltanto la quantità di ricerca prodotta, ma la capacità di trasformare conoscenza, competenze scientifiche e capacità produttive in innovazione tecnologica formalmente tutelabile e trasferibile sul mercato.
Ed è qui che la proprietà intellettuale entra direttamente nella politica dell’innovazione.
Un sistema brevettuale efficiente, adeguate competenze nella gestione della proprietà industriale, strutture di trasferimento tecnologico e capacità di valorizzazione dei risultati della ricerca possono contribuire a colmare proprio quel passaggio che separa la conoscenza dall’innovazione applicata.
Dati per decidere, non dati per descrivere
L’importanza dell’Innovation Capabilities Navigator risiede quindi soprattutto nel possibile passaggio da una politica dell’innovazione reattiva a una politica maggiormente predittiva e strategica.
Tradizionalmente, molte politiche pubbliche vengono costruite osservando indicatori come gli investimenti in ricerca e sviluppo, il numero di brevetti, le pubblicazioni scientifiche o la crescita delle esportazioni. Sono dati fondamentali, ma descrivono prevalentemente ciò che è già accaduto.
L’approccio WIPO prova ad aggiungere una domanda diversa: quale potrebbe essere il prossimo passo?
L’analisi delle capacità esistenti e delle loro interconnessioni consente infatti di individuare possibili percorsi di sviluppo e di concentrare le risorse pubbliche e private nei settori nei quali esistono già condizioni favorevoli per costruire nuove competenze.
Secondo la WIPO, il potenziale non sfruttato è tutt’altro che trascurabile. A livello globale, le economie analizzate potrebbero generare, utilizzando meglio le capacità di cui già dispongono, fino al 26% in più di tecnologie, al 15% in più di innovazioni imprenditoriali e al 12% in più di risultati scientifici ogni anno.
Non si tratta, quindi, semplicemente di aumentare gli investimenti. In molti casi la questione diventa capire dove investire, quali competenze collegare e quali ostacoli rimuovere.
Una nuova prospettiva anche per la proprietà intellettuale
Per chi si occupa di proprietà industriale, il progetto WIPO presenta un ulteriore elemento di interesse.
Brevetti, marchi e altri diritti di proprietà intellettuale non sono infatti soltanto strumenti giuridici destinati a proteggere un risultato già raggiunto. I dati relativi al loro utilizzo possono diventare strumenti di analisi dell’evoluzione tecnologica, industriale e imprenditoriale di un territorio.
L’Innovation Capabilities Navigator si inserisce esattamente in questa prospettiva: utilizzare i dati sulla proprietà intellettuale insieme a quelli scientifici, produttivi e commerciali per comprendere come si costruisce un ecosistema innovativo.
Questo approccio può avere ricadute anche sulle strategie nazionali e regionali in materia di proprietà intellettuale, sulle politiche di trasferimento tecnologico, sul sostegno alle startup e alle PMI innovative e sulle decisioni relative alla specializzazione industriale.
La WIPO sta inoltre rendendo disponibili i dataset alla base dell’Innovation Capabilities Outlook, consentendo a ricercatori e analisti di effettuare analisi personalizzate su economie, settori e specifici ambiti tecnologici.
L’innovazione, in altre parole, diventa sempre più una questione di intelligence: raccogliere dati, interpretarli, individuare connessioni e trasformare queste informazioni in decisioni.
L’Innovation Capabilities Navigator rappresenta un passo in questa direzione. Il suo valore non sta tanto nel dire quale Paese sia “più innovativo”, quanto nel provare a spiegare perché una determinata capacità emerge, quali altre competenze la sostengono e dove potrebbe condurre il successivo passo dell’innovazione.
Ed è proprio questa capacità di guardare non soltanto alla fotografia dell’innovazione, ma anche alle sue possibili traiettorie future, a rendere lo strumento particolarmente interessante per chi si occupa di politiche industriali e, sempre più, di proprietà intellettuale.